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{Semi di Lentezza} La lentezza è la premessa della cura

E la cura è la premessa a un sacco di altre cose belle. Per farti capire cosa intendo, ti racconto una storia…

A mio papà piaceva avere i fiori sul terrazzo. Così partiva ogni primavera con mia mamma, andava al vivaio, comprava tanti gerani (o petunie, o qualunque altra cosa ritenessero adatta a un terrazzo borghese sul mezzanino) nella stessa quantità dei vasi, moltiplicato per due. E poi trapiantava, aggiungeva il fertilizzante apposito, spuntava i germogli laterali, finché tutto ricadeva come doveva.
Mio papà parlava alle “sue” piante, quelle delle cassette sulla ringhiera, toglieva le foglie secche e i fiori che non erano più belli. E naturalmente dava acqua. Poi ancora acqua, perché faceva caldo. E ancora un po’ d’acqua, perché non si sa mai. A un certo punto, però, l’acqua era troppa, traboccava dai sottovasi e gocciolava a terra.

Ogni tanto le piante morivano, e mio papà si chiedeva perché, visto che aveva messo il fertilizzante, spuntato foglie e fiori secchi, e perfino parlato loro.
Noi altre (mia mamma ed io intendo, ma anche tu, a questo punto) sapevamo la risposta: mio papà aveva – di nuovo – affogato le piante.
Malgrado le sue attenzioni, non si era preso cura di loro. Potrei quasi dire che gli aveva sì parlato, ma non aveva ascoltato la risposta. Probabilmente sarebbe bastato un passo indietro per capire quale dei vasi aveva bisogno d’acqua e quale no.

La premessa della cura, secondo me, è proprio quel passo indietro, il momento di lentezza che ti serve per mettere distanza tra te e la pianta (o la persona) di cui ti vuoi interessare, e soprattutto mettere distanza tra i tuoi pensieri e i suoi bisogni.
È un momento di vertigine, di incertezza, perché hai tutte le possibilità aperte, non sai davvero cosa sta per succedere, e soprattutto sai che l’esito dipenderà solo in parte da te. Però vale la pena di farlo, per veder fiorire le piante, ma anche le persone.

Foto di copertina di Oskar Młodziński su Unsplash


Ortensie secche nell'estate 2026

Notizie dal Giardino

Quest’anno il caldo padano si è preso tutte le mie ortensie! Per la prima volta si sono seccate anche quelle più vicine alla casa. Non me la sono sentita di annaffiarle con l’acqua potabile, tanto più sapendo che ne sarebbe servita parecchia. Così hanno fatto la fine che vedi in foto. 😢
So già che i cespugli si salveranno e rifioriranno, sacrificando solo qualche ramo. Il guaio è che ogni anno la situazione peggiora; spero che non saranno necessarie soluzioni drastiche, mi dispiacerebbe davvero!

In compenso, ieri ho raccolto più di quattro chili di fichi fioroni, maturi come non sono mai stati. Ho fatto un bel po’ di marmellata, più delicata di quella autunnale, ma lo stesso dolce e profumata!

Il giardino mi riserva sorprese in ogni stagione, e prendermene cura (anche se troppo poco, e a fasi alterne) mi aiuta a rallentare e radicarmi alla terra. Guarda i suoi mutamenti nell’archivio delle newsletter.


Applica la lentezza nello scrivere

Un seme di concentrazione: scrivi a mano

Non serve studiare calligrafia, e nemmeno avere una bella scrittura: scrivere a mano è un esercizio per mente e cuore. Si impiega del tempo per arrotondare e appuntire le lettere, e questo tempo ritorna nell’arrotondare e appuntire il pensiero.
Quando rileggiamo gli appunti presi a mano abbiamo la possibilità di stenderli e spanderli l’uno vicino all’altro, ricordarci se stavamo bene quando li abbiamo presi, o se eravamo in un momento di irritazione. Le note del PC o del telefono, per quanto pratiche, non hanno la stessa vita e la stessa profondità.

Ho scoperto da poco che molte persone copiano i passi dei libri che amano per conservarne memoria. A quanto pare, è una pratica antica e ha anche un nome: “commonplace book” (“zibaldone” in italiano, ma temo che evochi troppe memorie di scuola).

Un po’ di tempo fa mi è capitata in mano una vecchia Smemoranda (per la cronaca, una sedicimesi 2002-2003 – “Odi et amo”) ancora intonsa, col segnalibro nemmeno spostato. Ho pensato di usarla proprio per questo: copierò i passi che più mi piacciono dei libri che leggo, perché non si perdano in mezzo a tutta la confusione che mi sta intorno.
Intanto ho iniziato con “Addio all’estate” di Ray Bradbury, che ho appena finito e amato tantissimo.

È una specie di omaggio ai vecchi diari di scuola, pieni di citazioni e di testi di canzoni, e al tempo stesso un repertorio di pagine scritte a mano, che magari un giorno potrò rileggere per rivivere gli stati d’animo con cui le ho copiate!

Nel frattempo ascolta:  “You’ve Got a Friend in Me” (Randy Newman, 1995 – From Disney’s Toy Story)
Trovi tutte le musiche che consiglio nella playlist Spotify “Semi di Lentezza”

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